Quando il bene è obbligatorio non è vero bene

Naranjo sorride e il gatto guarda in camera
Io credo che il mito fondamentale della nostra cultura, il mito di aver mangiato il frutto della conoscenza, del bene e del male, causando la nostra caduta, sia vero. É vero che l’arroganza di sapere che cosa è bene, che cosa è male, è il principio di autorità che comincia ad intervenire e ad obbligare le persone ad essere buone, a non essere cattive. Tutto questo paradossalmente non è buono, io credo che questo sia un atteggiamento normativo. Quando il bene è obbligatorio nasce il puritanesimo, nasce una mentalità compulsiva, come dicono i tedeschi: “tutto ciò che non è proibito è obbligatorio”. Questa mentalità fa si che le carceri nel mondo civilizzato siano colme, è un atteggiamento criminalizzante, credo sia sbagliato, si dovrebbe pensare non tanto al bene o al male, ma alla virtù: la virtù è un’armonia interiore, la virtù nasce da una soddisfazione con se stessi perché si è trovata la radice del proprio essere, quando uno trova se stesso le azioni diventano buone. C’è una riga del Tao Te Ching che dice: “La virtù non è virtuosa, dunque virtù”. Più o meno il cinese suona così, ovvero: la virtù non ha la caratteristica, la voglia di essere virtuosa, la virtù è virtù perché è naturale, perché è spontanea. Dunque io credo che la preoccupazione per il bene e per il male dovrebbe diventare una preoccupazione sullo stare bene e non stare male, una preoccupazione piuttosto terapeutica che morale.

Claudio Naranjo

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