Impara da ciò che fai senza dimenticare i tuoi errori.

samsara bassorilievo

… e terzo: l’uomo continua a dimenticare; non abbiamo memoria, non ricordiamo nulla. Ieri eri arrabbiato, poi te ne sei pentito e ora hai dimenticato. Ma alla prossima occasione tornerai ad arrabbiarti, come è stato per tutta la tua vita. Ripeti sempre le stesse cose. Si dice che è rarissimo trovare qualcuno che impari dalla vita. In realtà, nessuno impara. Se tu imparassi, non potresti commettere lo stesso sbaglio due volte, invece ripeti sempre la stessa cosa. La verità è che più sbagli, più sei incline a sbagliare. Ogni volta ti arrabbi e ti penti, e non hai ancora imparato nulla. Se si presenta l’occasione, ti arrabbi, dai fuori di testa e da ultimo ti penti: fa parte del gioco. Dopodiché sarai di nuovo pronto a cogliere l’occasione per arrabbiarti un’altra volta.

La terza raccomandazione è questa: se vuoi andare dentro di te, devi imparare. Impara da tutto ciò che fai, ricavane l’essenziale. Prova a vedere cos’hai fatto finora della tua vita, della tua energia, del tuo tempo: gli stessi sbagli, le stesse stupidaggini, le stesse assurdità… continuamente!
Ti stai muovendo in cerchio, è una ruota che continua a girare; o, piuttosto è la ruota che muove te; giri e rigiri in modo automatico.

Ecco perché in India chiamiamo il mondo samsara. Samsara indica la ruota che continua a girare, insieme a te che ti aggrappi a uno dei suoi raggi. Se non cominci a imparare qualcosa di questa ruota, di questo circolo vizioso, il samsara, non abbandonerai mai la presa su quel raggio, per uscire da quel solco.

Dunque le parole chiave sono tre; “morte”: fanne un oggetto costante di contemplazione; “senso”: ricercalo continuamente nella tua vita; “apprendimento”: impara dalla tua vita, perché non esiste altro modo; le Scritture non ti daranno alcuna comprensione. Se la tua vita non ti insegna alcunché, null’altro ti potrà mai insegnare nulla. Impara dalla tua vita, traine un insegnamento: cos’hai fatto finora di te stesso? Se sei in una ruota, saltane fuori. Ma per sapere che sei in una ruota, sono necessari una comprensione e un apprendimento profondi. Queste tre cose ti aiuteranno ad andare dentro di te.

OSHO – “The Book of The Secrets vol. II”
©1975 International copyright by Osho International Foundation

Sei seduto su un vulcano

angry lion close-up

La persona che lotta contro il suo sesso, la sua rabbia, la sua avidità, contro l’animale, cosa farà? Reprimerà. Lottare è reprimere. Spingerà nel proprio intimo la rabbia, la gelosia, il sesso, l’odio, l’avidità. Spingerà tutto dentro di sé, da qualche parte, nel proprio sottosuolo, creando in superficie una struttura falsa.

Sarà una struttura falsa perché le energie che possono renderla reale non sono state trasformate. La struttura è falsa. Le vere energie sono state represse nel sottosuolo e là continueranno a lavorare; possono esplodere in qualsiasi momento.

Sei seduto su un vulcano, e il vulcano tenta in continuazione di eruttare. Se lo fa, la tua struttura cadrà a pezzi.

OSHO – “The Book of The Secrets vol. II”
©1975 International copyright by Osho International Foundation

La mente si arresta quando non sa cosa fare.

L’attività può essere praticata, l’inattività no. Se la pratichi, diventa semplicemente un’altra attività: puoi essere inattivo solo all’improvviso. Può accadere mentre si guida: ti accorgi improvvisamente che un’altra automobile si sta avvicinando alla tua e in breve avverrà un incidente. All’improvviso la mente si arresta, smetti di respirare, tutto si ferma: è frequentissimo che in incidenti del genere si venga ributtati al centro. Ma anche in un incidente potresti non cogliere l’occasione.
Una volta feci un incidente in macchina davvero spettacolare. Viaggiavano con me tre persone che, però, si lasciarono sfuggire completamente questa occasione! Avrebbe potuto essere una rivoluzione per la loro vita, ma persero questa opportunità. L’automobile era precipitata da un ponte e si era ribaltata nel letto di un fiume in secca. Era completamente capovolta e le tre persone che erano a bordo con me cominciarono a piangere e a urlare.
La donna che si trovava proprio dietro di me, gridava: “Sono morta! Sono morta!”. Le dissi: “Se fossi morta, non potresti parlare così”. Ma lei stava tremando e urlava: “Sono morta! Cosa accadrà ai miei bambini!”. Anche dopo che la tirammo fuori dalla vettura continuava a tremare e a ripetere: “Cosa accadrà ai miei bambini! Sono morta!”. Le ci volle almeno mezz’ora per calmarsi.
Quella donna perse quell’opportunità. Era una situazione ideale: improvvisamente avrebbe potuto fermare tutto. E nulla poteva essere fatto: con l’automobile che stava precipitando dal ponte, l’attività di quella donna non era affatto necessaria. Non si poteva fare nulla! Tuttavia la mente può sempre dar vita a un’attività. Lei rivolse il suo pensiero ai bambini e cominciò a gridare: “Sono morta!”. Perse un momento delicato, impercettibile.
In situazioni pericolose la mente si arresta automaticamente. Come mai? Perché la mente è un meccanismo che può lavorare solo in situazioni a cui è abituata, ripetendo ciò che è stata addestrata a fare.
Non puoi allenare la tua mente agli incidenti, altrimenti non sarebbero chiamati incidenti. Se tu fossi pronto, se avessi fatto delle prove, non sarebbero incidenti. “Incidente” significa che la mente non sa come reagire, non è pronta ad affrontare ciò che accade. È un evento improvviso, spunta dall’ignoto. La mente non può fare nulla, non è pronta, non è allenata per affrontare ciò che accade. È costretta a fermarsi, a meno che tu non cominci a fare qualcos’altro per cui sia stata allenata.
La donna che urlava, pensando ai suoi bambini, non era affatto attenta a ciò che stava accadendo, anzi non era nemmeno consapevole di essere viva. Il fuoco della sua consapevolezza non era indirizzato al momento presente. Si era allontanata dalla situazione, dalla morte e da qualsiasi altra cosa per fissarsi sui suoi bambini: era fuggita. Per ciò che riguardava la sua attenzione, era completamente fuggita dalla situazione che stava vivendo. In tale situazione, non si poteva fare nulla, si poteva solo essere consapevoli, qualunque cosa stesse avvenendo. Si poteva solo essere consapevoli! Per ciò che riguarda il momento presente, cosa puoi fare in un incidente? È oltre le tue possibilità e la mente non sa cosa fare. E se la mente non può funzionare, si ferma. Ecco perché i pericoli esercitano un’attrazione segreta, intima: sono momenti di meditazione. Se corri in automobile a più di centoquaranta chilometri all’ora, poi superi i centosessanta, fino ad arrivare ai centottanta, c’è un punto in cui tutto può succedere e tu non puoi fare più nulla: la vettura è fuori da ogni controllo e all’improvviso la mente non funziona più, perché non è preparata a ciò che sta accadendo. Questo è il brivido della velocità: un silenzio fa breccia e tu vieni ributtato al centro.

OSHO – International copyright by Osho International Foundation

Stai Continuando a Vivere Nella Stanza della Tua Mente

mare cielo azzurro

…questo è il motivo per cui, in un mondo in perenne cambiamento, la gente diventa sradicata; la vita è preda dell’ansia, dell’angoscia. Non era così nelle epoche passate. L’uomo era più silenzioso, o almeno dava questa impressione perché tutto intorno a lui era fermo, statico, e non sorgevano grandi conflitti nella sua mente. Adesso tutto cambia velocemente, e la mente non riesce a tenere il passo. La mente si afferra al passato e tutto cambia a ogni istante.
Ecco perché esiste tanta ansia in Occidente, in Oriente meno. È strano, visto che l’Oriente deve affrontare problemi più essenziali. Mancano cibo, case, vestiti. La gente muore di fame, ma è meno preoccupata degli occidentali. L’Occidente è ricco, scientificamente sviluppato, tecnologicamente più progredito, perché dunque tanta ansia? Perché la tecnologia imprime alla vita cambiamenti così veloci che la mente non riesce a stare al passo. Prima che ti sia adattato a una cosa nuova, è già diventata vecchia ed è stata sostituita.
Di nuovo una frattura! La vita forza nuove situazioni e la mente prova sempre a reagire con i vecchi condizionamenti. Quella frattura continua a crescere. Più grande sarà, maggiore sarà l’angoscia. La mente è conformista, la vita no.
Queste sono le tre ragioni per cui la mente stessa è la malattia. Dunque, che fare? Se si dovesse curare la mente, esisterebbero metodi facili. Uno è la psicoanalisi. Può durare molto tempo e non aver successo, ma non è difficile. Viceversa, la trascendenza della mente è difficile, ardua, perché devi abbandonare completamente la mente. Devi mettere le ali e andare oltre, lasciando la mente così com’è, senza toccarla.
Ad esempio, questa stanza è calda. Posso fare due cose: azionare l’aria condizionata… in questo caso però devo vivere nella stanza e continuare a intervenire con accorgimenti che la mantengano fresca, ma ogni accorgimento andrebbe controllato, creando nuove ansie e nuovi problemi.
Oppure esiste un’altra possibilità: lasciare la stanza e uscire.
Questa è la differenza. L’Occidente continua a vivere nella stanza della mente, cercando di accomodarla, facendo aggiustamenti, in modo che vivere nella mente diventi almeno normale. Forse non è una vita estatica, ma è sempre meno infelice. Potrebbe non raggiungere una vetta, un culmine di felicità, ma si è salvi dal dolore: la sofferenza diminuisce sempre più.
Freud ha detto che non c’è alcuna possibilità per l’uomo di essere felice. Al massimo, puoi adattare la mente in modo da essere normale, meno infelice degli altri; questo è tutto. Ma questa è autentica disperazione. Eppure Freud è un pensatore autentico e genuino, la sua intuizione per certi aspetti è giusta, poiché non poteva vedere oltre la mente.
Ecco perché in Oriente non si è davvero sviluppata alcuna psicologia paragonabile a quella creata da Freud, Jung o Adler. E questo è strano perché l’Oriente parla della mente da almeno cinquemila anni.
Con cinquemila anni di discorsi sulla mente, la meditazione, l’andare al di là, come mai l’Oriente non è riuscito a creare la psicologia? La psicologia si è sviluppata molto recentemente in Occidente. Perché l’Oriente non è riuscito a fare altrettanto? Abbiamo avuto il Buddha che ha parlato dei livelli più profondi della mente. Ha parlato del conscio, del subconscio, dell’inconscio. Deve aver saputo. Ma perché non ha sviluppato delle psicologie sul conscio, il subconscio e l’inconscio?
La ragione è questa: l’Oriente non si è interessato alla stanza. Parla della stanza solo quanto occorre per trascenderla, per uscirne. Noi ci siamo interessati della stanza solo per trovare la porta, non per altro. Non siamo interessati ai dettagli della stanza, non abbiamo intenzione di viverci. Quindi l’unico interesse è stato sapere dov’è la porta e come uscirne. Abbiamo parlato della stanza solo per individuare la porta, così da sapere come aprirla e uscire. Questo è stato tutto il nostro interesse. Ecco perché la psicologia non ha potuto svilupparsi in India. Se questa stanza non ti interessa, non ne farai una cartina, non misurerai tutti i muri e ogni centimetro di spazio. Queste cose non ti interessano. Ti interessa solo sapere dov’è la porta, dov’è la finestra, in modo da poterne saltare fuori. E quando ne sei fuori ti dimenticherai completamente della stanza, perché a quel punto sei sotto il cielo infinito. Non ricorderai nemmeno che vivevi in una caverna, mentre fuori c’era il cielo sconfinato, dove avresti potuto uscire in ogni momento. Ti dimenticherai completamente della stanza. Se riesci ad andare oltre la mente, cosa accade? La mente resta la stessa. Non operi alcun cambiamento nella mente, ma vai oltre essa e tutto cambia.
A quel punto se ne hai bisogno puoi ritornare nella stanza, ma sarai una persona diversa. Uscire e rientrare ti avrà reso qualitativamente differente. Un uomo che ha vissuto in una stanza e non ha conosciuto cosa ci sia all’esterno non è realmente un uomo: vive come uno scarafaggio, come un insetto. Quando si sposta all’esterno, sotto il cielo sconfinato, il sole, le nuvole e lo spazio infinito, diventa subito diverso. Questo impatto con l’infinito lo rende per la prima volta un uomo, un essere consapevole.
Ora può anche fare ritorno alla stanza, ma sarà cambiato. Adesso la stanza è solo un oggetto da usare, nulla più. Non è più una prigione, è possibile uscirne in ogni momento. Ora è semplicemente qualcosa di utile, di funzionale. Prima vi era imprigionato, ora no. Adesso è un padrone e sa che fuori c’è il cielo: l’infinito lo sta aspettando. E adesso anche questa stanza è parte di quell’infinito, questo suo piccolo, angusto cielo, racchiuso nella stanza, è lo stesso cielo che si trova là fuori.
L’uomo può tornare a vivere nella stanza, a usarla, ma non vi è più imprigionato. Si tratta di un cambiamento a livello qualitativo.
L’Oriente ha un unico interesse: come trascendere la mente, per poi tornare a usarla. Il messaggio è: non essere identificato con la mente. Infatti tutte le tecniche di meditazione mirano solo a trovare la porta, a usare la chiave per aprirla e uscire.

OSHO – “The Book of The Secrets vol. II”
©1975 International copyright by Osho International Foundation

Tu Sei il Centro, Non la Circonferenza

Photo by Skitterphoto on Pexels.com

La vita ha due polarità: l’essere e il fare.
L’essere è la tua natura: è sempre con te, non devi fare nulla per averlo. È qualcosa che esiste già, che sei fin da ora; non è qualcosa che possiedi. Non esiste nessuna distanza: sei già il tuo essere. Il fare è una conquista. Ciò che fai non esiste ancora: se fai qualcosa, accade, se non la fai, non accade. E tutto ciò che ancora non è, non è il tuo essere. Per vivere, per sopravvivere, devi fare molte cose, che finiscono a poco a poco con l’ostacolare la conoscenza del tuo essere. L’attività è la circonferenza, dove vivi e senza la quale non puoi vivere, ma non è il centro: tu non sei la circonferenza. L’avere è il risultato del fare: tutto ciò che hai è il risultato di azioni. Ma, beni e azioni alla fine soffocano e nascondono il centro.
La prima cosa da capire prima di addentrarci in queste tecniche è che tutto ciò che hai e che fai o puoi fare non è il tuo essere: l’essere precede ogni azione e ogni possesso. Ma la mente è sempre ossessionata dal fare e dall’avere, e l’essere è al di là della mente, o al di sotto di essa. Come raggiungere il centro è sempre stato l’obiettivo della ricerca religiosa e di tutti coloro che aspirano a conoscere la propria realtà essenziale, il nucleo, il fondamento del proprio essere. Per capire questi sutra, devi comprendere a fondo la distinzione tra centro e circonferenza.
Perciò fai attenzione: tutto ciò che puoi avere, come i soldi, la fama o il sapere, non sei tu: è qualcosa che hai, sono tue proprietà, e quindi altro da te. Inoltre, tutto ciò che fai non è il tuo essere, perché puoi farlo oppure no. Ad esempio, puoi ridere o non ridere, correre o non correre, ma tu esisti indiscutibilmente: non puoi scegliere di essere, perché sei già.
L’azione è una scelta. Puoi scegliere di farla o di non farla, puoi diventare un santo o un ladro. Ma essere santo o ladro sono entrambe azioni, è una scelta che si può sempre cambiare: il santo può diventare ladro e il ladro santo. L’essere non è queste cose: l’essere viene prima dell’essere santo o ladro.
Ogni volta che devi fare qualcosa, devi essere già, altrimenti non potresti farla. Chi sarebbe infatti a correre, ridere, rubare o diventare santo? L’essere deve precedere ogni attività. L’attività può essere scelta, l’essere no. L’essere è colui che sceglie, non la cosa scelta, e non si può scegliere colui che sceglie: esiste già, non puoi farci nulla. Ricorda: l’avere e il fare stanno a te come una circonferenza sta al centro. Ma tu sei il centro.
Questo centro è il Sé, o l’Atman, o qualsiasi altro nome si voglia. Questo centro è il punto più profondo dentro di te. Se non lo raggiungi, non lo conosci, non lo realizzi, non potrai conoscere la felicità eterna, l’immortale, il Divino. Come fare dunque a raggiungerlo?
Se questo centro non viene realizzato, si resterà nel dolore, nell’infelicità e nella sofferenza. La circonferenza è l’inferno e queste tecniche sono gli strumenti per accedere al centro.

OSHO – “The Book of The Secrets vol. II”
©1975 International copyright by Osho International Foundation

Sei nel posto giusto?

Un padre disse a suo figlio:

“Ti sei laureato con il massimo dei voti, ecco un’auto che ho comprato molti anni fa… ha parecchi anni. Ma prima che te la dia, portala al garage delle auto usate nel centro della città e dì loro che voglio venderla e vedi quanto ti offrono.”

Il figlio andò al garage delle auto usate, tornò a casa da suo padre e disse: “Mi hanno offerto 1.000 dollari perché sembra molto logora”.

Il padre disse: “Portalo al banco dei pegni”.

Il figlio andò al banco dei pegni, tornò da suo padre e disse: “Il banco dei pegni ha offerto 100 dollari perché è un’auto molto vecchia”.

Così il padre chiese a suo figlio di andare in un circolo automobilistico e mostrare loro l’auto.

Il figlio portò l’auto al club, tornò e disse al padre: “Alcune persone nel club hanno offerto 50.000 dollari perché è una Nissan Skyline, un’auto iconica e molto ricercata”.

Il padre disse a suo figlio: “Volevo che tu sapessi che il posto giusto ti valorizza nel modo giusto…

Se non vieni valorizzato, non essere arrabbiato, significa che sei nel posto sbagliato. Coloro che conoscono il tuo valore sono quelli che ti apprezzano.

Non stare mai in un posto dove nessuno vede il tuo valore”.

Anonimo

Rilassati nel sesso e diventerà una guarigione.

polpastrelli con le faccine disegnate, carini e teneri

Domanda: “Come si può trasformare l’atto sessuale in un’esperienza meditativa? Bisognerebbe praticare qualche posizione sessuale speciale?”.


Le posizioni sono irrilevanti; la cosa importante è l’atteggiamento – non la posizione del corpo, ma la posizione della mente. Però se cambi la tua mente potresti voler cambiare le tue posizioni, poiché sono collegate. Le posizioni non sono però fondamentali.
Ad esempio, l’uomo sta sempre sopra la donna. Questa è una posizione egoista, perché l’uomo pensa sempre di essere migliore, più in alto, superiore. Come potrebbe stare sotto la donna! Ma in tutto il mondo, nelle società primitive, è la donna a stare sopra l’uomo. Perciò in Africa questa posizione è conosciuta come “la posizione del missionario”, perché quando i missionari cristiani arrivarono in Africa per la prima volta, i primitivi non erano in grado di capire cosa stessero facendo. Pensavano che in quella posizione il missionario avrebbe ucciso la donna. Quindi la posizione dell’uomo sopra la donna è conosciuta in Africa come la posizione del missionario. I primitivi africani dicono che è violento mettere l’uomo sopra la donna, perché lei è più debole e delicata, quindi dovrebbe stare sopra. Ma è difficile per l’uomo immaginarsi più in basso della donna, inferiore a lei.


Se cambia la tua mente, cambieranno molte cose. È meglio che la donna stia sopra, per molte ragioni: se la donna sta sopra, sarà passiva e non potrà fare molta violenza, si rilasserà semplicemente. Inoltre, anche l’uomo sotto di lei non potrà fare molto, dovrà rilassarsi. Questo va bene. Se invece l’uomo sta sopra, sarà inevitabilmente violento e si darà da fare, mentre lei non deve fare nulla. Per il tantra dovete rilassarvi, quindi è giusto che sia la donna a stare sopra, perché è in grado di rilassarsi meglio dell’uomo. La psicologia femminile è più passiva, quindi il rilassamento arriva facilmente. Le posizioni cambieranno, ma non preoccuparti troppo delle posizioni; pensa a cambiare la tua mente. Abbandonati alla forza della vita, fluisci in essa. Talvolta, se siete davvero abbandonati, i vostri corpi assumeranno la posizione necessaria in quel momento. Se entrambi i partner sono profondamente abbandonati, i loro corpi assumeranno la giusta posizione.
Tutti i giorni le situazioni cambiano, per cui non c’è bisogno di fissare le posizioni in anticipo. Provare a fissare le posizioni in anticipo è un problema. Ogni volta che provi a fissare qualcosa sei nella mente e non ti stai lasciando andare.
Se ti abbandoni, lasci che le cose prendano la loro forma naturale e quando entrambi i partner sono abbandonati avviene una splendida armonia. A quel punto assumeranno molte posizioni o non le assumeranno affatto ma si rilasseranno semplicemente. Dipende dalla forza vitale, non dalla decisione mentale presa in anticipo. Non hai bisogno di decidere nulla in anticipo. Decidere è il problema. Anche per fare l’amore devi decidere e consultare libri.


Esistono libri su come fare l’amore. Questo mostra che tipo di mente umana abbiamo generato. Se consulti dei libri anche per fare l’amore, l’amore diventa una cosa cerebrale. Non c’è nulla a cui non pensi; in realtà, prima fai le prove nella tua mente, poi le metti in atto. La tua azione è una copia, non è mai reale; è solo una recita, una prova che metti in atto, per nulla autentica.
Lasciati semplicemente andare e segui l’energia. Che paura c’è? Perché aver paura? Se non riesci a essere senza paura con il tuo amante, quando sarai senza paura? Una volta che hai sentito che l’energia vitale di per sé aiuta e ti fa prendere la strada giusta, avrai avuto un’intuizione fondamentale che non ti lascerà mai più. Allora potrai abbandonare tutta la tua vita al Divino, perché Lui sarà il tuo amato.
Allora lascerai tutta la tua vita in mano al Divino. Non penserai e non farai più programmi; non costringerai più il futuro in base alla tua volontà, ma permetterai semplicemente a te stesso di entrare nel futuro in base alla sua volontà, asseconderai il TUTTO.


Come rendere il sesso una meditazione? Semplicemente lasciandosi andare. Non pensarci, lascia che accada. E rilassati; non pensare al futuro. Questo è uno dei problemi fondamentali della mente: pensa sempre al futuro, mira in continuazione al risultato e il risultato è nel futuro. Non sei mai nell’azione, ma sempre nel futuro alla ricerca di un risultato, proprio questa ricerca del risultato disturba e rovina ogni cosa.
Sii semplicemente nell’azione. Cos’è il futuro? Verrà, non hai bisogno di preoccupartene, comunque non saranno le tue preoccupazioni a farlo venire. Sta già venendo; è già venuto. Quindi dimenticatelo. Sii semplicemente qui e ora.
Il sesso può diventare un’intuizione molto profonda sull’essere qui e ora. Questa, penso, è ormai l’unica azione rimasta in cui è possibile essere qui e ora. Non puoi essere qui e ora in ufficio, mentre studi all’università o in qualsiasi altro posto del mondo moderno. Solo in amore puoi essere qui e ora.
Ma nemmeno in quel caso lo sei, perché pensi ai risultati. Ora come ora molti libri moderni hanno creato nuovi problemi. Leggi un libro su come si fa l’amore e hai paura: ti domandi se lo stai facendo bene oppure no. Leggi come va assunta una determinata posizione, o quali posizioni vadano assunte, e temi di non assumere quelle giuste.


Gli psicologi hanno creato nuove angosce nella mente umana; dicono che il marito deve ricordarsi se la moglie stia raggiungendo l’orgasmo o no e lui si preoccupa. Ma questa preoccupazione non aiuterà in nessun modo, anzi, diventerà un ostacolo.
La moglie si preoccupa se sta aiutando il marito a rilassarsi completamente o no. Deve far vedere di essere molto felice, così tutto diventerà falso. Tutti e due si preoccupano del risultato, così, a causa di questa preoccupazione, il risultato non arriverà mai.
Scordatevi di tutto. Fluite nel momento e permettete ai vostri corpi di assumere le loro espressioni naturali. I vostri corpi la sanno lunga, hanno la loro saggezza. Sono fatti di cellule sessuali e hanno un programma incorporato, per cui voi non siete affatto necessari. Lasciate semplicemente fare al corpo e il corpo si muoverà. Questo abbandonarsi alla natura insieme, questo lasciarsi andare vicendevole, farà nascere automaticamente la meditazione.


Se riesci ad avere questa sensazione nel sesso, saprai una cosa… e ogni volta che ti arrendi sentirai quella stessa cosa. A quel punto ti puoi arrendere a un Maestro: è una relazione d’amore e quando inchinerai la testa ai suoi piedi, essa si svuoterà e tu sarai in meditazione.
Allora non ci sarà perfino più bisogno di un Maestro: andrai fuori e ti arrenderai al cielo. Sai come arrenderti, questo è tutto: puoi arrenderti a un albero. Ma sembra sciocco, perché non sappiamo come fare ad arrenderci. Quando vediamo un primitivo che si arrende al fiume chiamandolo Madre Divina, o al sole che sorge chiamandolo Somma Divinità, o a un albero toccando con la testa le sue radici, ci sembra una superstizione. Si dirà: “Che cose stupide! Cosa faranno mai l’albero, il fiume e il sole? Non sono certo delle divinità”. Tutto diventa un Dio se riesci ad arrenderti. È la tua resa che crea la Divinità. Il Divino non esiste: esiste solo la resa della mente, proprio ciò crea il Divino.
Arrenditi a una moglie e diventerà Divina; arrenditi a un marito e diventerà Divino. La Divinità si rivela tramite la resa. Arrenditi a una pietra e non ci sarà più una pietra, ma una statua, una persona viva. Devi solo imparare ad arrenderti. E dicendo questo non mi riferisco a una tecnica. Voglio dire che tu hai una naturale possibilità di arrenderti nell’amore. Arrenditi in amore e l’avvertirai. Poi lascia che si propaghi in tutta la tua vita.

OSHO – “The Book of The Secrets vol. II”
©1975 International copyright by Osho International Foundation

Il metodo R.A.I.N.

foto in bianco e nero di una mano tesa e la pioggia sullo sfondo

Pronto a far PIOVERE?

  1. R recognize – Riconosci cosa sta succedendo
  2. A allow – Consenti alla vita di essere così com’è
  3. I investigate – Osserva l’esperienza interiore
  4. N non identification – Non identificazione

Ecco come è possibile utilizzare il metodo RAIN in un momento difficile…

R La “R” nel metodo R.A.I.N. sta per “Riconosci”.
Concediti un momento per riconoscere che è presente un’emozione forte e volgi delicatamente verso ciò che stai vivendo in modo aperto e senza giudizio.
Sintonizzati sull’esperienza del momento presente diretto di ciò che sta accadendo nel tuo corpo e nella tua mente… le emozioni, i pensieri e le sensazioni che sono qui e ora.
Può essere utile nominarlo mentalmente, ad esempio “Mi sento stressato” o “Mi sento sopraffatto”. Questo riconoscimento di ciò che senti, apre lo spazio interiore e ti porta in pieno contatto con te stesso e l’attualità del momento presente.

A La “A” in R.A.I.N. sta per allow: “Consenti”.
Consentire significa “lasciare che sia com’è”. È l’accettazione della realtà del tuo momento presente. Consentire non significa che dobbiamo apprezzare la situazione. Significa che miriamo ad ammorbidire (o eliminare) la nostra resistenza mentale a ciò che sta accadendo.
La ragione per cui è così importante è perché spesso abbiamo l’impulso inconscio di allontanare, sopprimere o ignorare le emozioni difficili. Quando ci impegniamo in una lotta interiore in questi modi, creiamo inconsapevolmente più sofferenza e tensione.
In questa lotta inconscia tendiamo anche a essere “catturati” dai nostri pensieri ed emozioni, quindi abbiamo maggiori probabilità di reagire piuttosto che essere in grado di scegliere una risposta cosciente.
Consentendo, siamo in grado di dare un “sì” interiore alla nostra esperienza del momento presente. Si può notare quasi immediatamente un senso di ammorbidimento e rilassamento attorno all’emozione.

I La “I” in R.A.I.N. sta per “Indaga”.
Ora che hai riconosciuto e concesso questa emozione, puoi scegliere di investigarla. Potresti non sentire sempre di aver bisogno del passo “I” poiché a volte basta il riconoscimento e l’accettazione. Altre volte potresti sentirti naturalmente attratto dall’uso di questo passaggio.
Quindi per indagare, puoi farlo mentalmente con domande come “Perché mi sento come faccio?” “Ci sono eventi accaduti prima dell’emozione che potrebbe averlo influenzato?” “Ci sono fattori fisiologici (come non dormire a sufficienza) che influenzano l’emozione?” “Di cosa ho davvero bisogno in questo momento?” “Ci sono azioni che potrei intraprendere per coltivare e sostenere me stesso (e / o gli altri) in questo momento difficile?”
Queste domande possono aiutarci a entrare in una relazione più saggia con emozioni e pensieri. Con questo processo di indagine possiamo anche scegliere una risposta consapevole per favorire una vita più significativa. L’indagine può anche risolvere e dissolvere completamente l’emozione (anche se non è l’obiettivo).

N La “N” in R.A.I.N. sta per “Nutri” con compassione
L’auto-compassione inizia a crescere naturalmente nei momenti in cui riconosci di soffrire. Emerge nella sua pienezza quando intenzionalmente ti prendi cura e porti nutrimento dentro di te.
Per fare questo, prova a percepire ciò di cui ha più bisogno la parte ferita o spaventata dentro di te, quindi offri a te stesso un gesto di cura per portarle guarigione. Ha bisogno di un messaggio di rassicurazione? Di perdono? Di compagnia? Di amore?
Sperimenta e vedi quale gesto intenzionale di gentilezza aiuta di più a confortare, ammorbidire o aprire il tuo cuore. Potrebbe essere il sussurro mentale, sono qui con te. Mi dispiace e ti amo. Ti amo e ti ascolto. Non è colpa tua. Abbi fiducia.
Oltre a un messaggio sussurrato di cura, molte persone trovano guarigione mettendo delicatamente una mano sul cuore o sulla guancia; o immaginando di essere immersi o abbracciati da una luce calda e radiosa. Se ti sembra difficile offrirti l’amore, ricorda un essere amorevole – figura spirituale, membro della famiglia, amico o animale domestico – e immagina che l’amore e la saggezza di quell’essere fluiscano in te.
Precedentemente la fase “N” di R.A.I.N. stava per “Non identificazione” non attaccamento, successivamente Tara Brach ha aggiornato il metodo apportando una miglioria e modificandolo in “N” come “Nutri” con compassione.

Puoi usare il metodo R.A.I.N. ogni volta che ti senti stressato, sopraffatto, sbilanciato o fuori dal mondo. È un modo efficace per tornare al centro in un momento difficile.

R.A.I.N. è un metodo sviluppato dalla psicologa Tara Brach

Entra nel suono del tuo nome.

Entra nel suono del tuo nome e, attraverso questo suono, tutti i suoni.

Avrai sentito la storia di Ali Baba: a un suono particolare la roccia si apriva. Queste sono allegorie. Che siano vere o meno, una cosa è certa: se riesci a creare un suono particolare in modo così continuo che il significato e la mente vanno perduti, la pietra che grava sul tuo cuore verrà annientata.

OSHO – “The Book of The Secrets vol. II”
©1975 International copyright by Osho International Foundation

La vetta e la valle: accettare la dualità

artwork di ragazza in primo piano con sguardo dolce il suo corpo si trasforma in fiori

…nella vita esiste un dualismo fondamentale. L’esistenza esiste come dualità, ma la mente vuole scegliere una parte e negare l’altra. Ad esempio, vuoi essere felice e cerchi il piacere, ma non vuoi il dolore, che è l’altro aspetto del piacere, l’altro lato della medaglia. La medaglia è una: da una parte c’è il piacere, dall’altra il dolore. Desideri il piacere, senza sapere che più cerchi il piacere, più avrai dolore, più diventerai sensibile al piacere, più diventerai sensibile al dolore.
Una persona che desidera il piacere deve essere pronta ad accettare il dolore. Pensa alle valli e alle vette. Tu vuoi le vette senza le valli. E dove andranno le valli? Senza valli non possono esserci vette. Se ami le vette, devi amare anche le valli, sono parte dello stesso destino.
La mente vuole una cosa e non l’altra, anche se l’una è parte dell’altra. La mente dice: “La vita è buona, la morte cattiva”. Ma la morte è la valle, mentre la vita è la vetta. La vita non può esistere senza la morte. La vita esiste grazie alla morte. Se la morte sparisse, anche la vita sparirebbe, ma la mente dice: “Voglio solo la vita, non voglio la morte”. Per cui la mente si rifugia in un mondo dei sogni che non esiste da nessuna parte e comincia a lottare contro tutto, perché nella vita ogni cosa è legata al suo contrario. Quando non vuoi l’opposto, comincia la lotta.
Una persona che capisce questa dualità della vita accetta entrambi i poli. Accetta la morte, non la vive come se fosse contro la vita, ma come parte di essa, come la sua valle. Accetta la notte come la valle del giorno. Un momento sei estatico e quello successivo sei triste, ma non vuoi accettare il momento successivo, cioè la valle. Più alta è la vetta dell’estasi, più profonda sarà la valle, perché le valli profonde sono create solo da cime elevate. Più vai in alto, più cadrai in basso. È come le onde che si sollevano e si abbassano.
Comprendere vuol dire diventare consapevoli di questo fatto; ma non basta esserne consapevoli, bisogna accettarlo totalmente, perché non puoi cambiare nulla. Puoi creare una finzione, come abbiamo fatto per secoli. Abbiamo sistemato l’inferno da qualche parte in basso e il paradiso da qualche parte in alto. Abbiamo creato tra i due una separazione assoluta che non ha senso, perché l’inferno non è che la valle del paradiso. L’inferno esiste insieme al paradiso, non può esistere isolatamente.
Questa comprensione ti aiuterà a diventare positivo e ad accettare tutto. Per “positivo” intendo dire che accetti ogni cosa, perché sai che l’Esistenza non si può dividere. Quando inspiro, devo, subito dopo, espirare; se inspirassi soltanto, senza mai espirare, morirei, lo stesso accadrebbe se mi limitassi a espirare. Espirare e inspirare sono parte di un unico processo. Posso inspirare solo perché espiro, è un ciclo; posso espirare solo perché inspiro. Le due cose vanno insieme e non possono essere separate.
Un essere liberato è una persona che non è divisa. Ciò accade arrivando a questa comprensione. Io definisco liberato, illuminato, colui che accetta la dualità dell’esistenza. In quel caso egli è positivo e accetta tutto ciò che accade. Allora in lui non esistono più aspettative, egli non chiede più nulla all’Esistenza. A quel punto fluisce seguendo la corrente.

OSHO – “The Book of The Secrets vol. II”
©1975 International copyright by Osho International Foundation